26 agosto 2012

Trasverberazione: l'idillio fra l'anima e Dio



LA TRASVERBERAZIONE del cuore (dal latino da trans-verberare, cioè trafiggere), è l’'esperienza mistica vissuta da s. Teresa di Gesù e da lei stessa descritta nelle sue opere.
Questa grazia che ricordiamo  liturgicamente il 26 agosto è, in particolare,  raccontata da Teresa nel capitolo 29 del Libro della Vita. Dopo aver descritto il cammino di orazione percorso, la santa, infatti, si sofferma su grazie particolari, doni sovrannaturali che spesso il Signore le dona. Uno di questi è appunto l’episodio in cui il suo cuore sarebbe stato trafitto, durante un'estasi, da un angelo con una freccia di fuoco (come è rappresentato da molti pittori e, in modo sublime, nella scultura del Bernini custodita a Roma nella cappella Cornaro della chiesa di Santa Maria della Vittoria).

Il cuore di Teresa è invece conservato in una teca ad Alba de Tormes, in Spagna, nel cui monastero la santa morì il 4 ottobre 1582.

 Fonti del tempo sostengono che, estrattole il cuore per essere conservato in un reliquiario, furono osservate proprio le cinque ferite che ella aveva descritto, attribuite alla Transverberazione, di cui una di dimensioni superiori ai 5 centimetri.

Ecco come la santa Madre racconta quest’esperienza nella autobiografia: “Il Signore, mentre ero in tale stato, volle alcune volte favorirmi di questa visione: vedevo vicino a me, dal lato sinistro, un angelo in forma corporea, cosa che non mi accade di vedere se non per caso raro. Benché, infatti, spesso mi si presentino angeli, non li vedo materialmente, ma come nella visione di cui ho parlato in precedenza.

In questa visione piacque al Signore che lo vedessi così: non era grande, ma piccolo e molto bello, con il volto così acceso da sembrare uno degli angeli molto elevati in gerarchia che pare che brucino tutti in ardore divino: credo che siano quelli chiamati cherubini, perché i nomi non me ridicono, ma ben vedo che nel cielo c’è tanta differenza tra angeli e angeli, e tra l’uno e l’altro di essi, che non saprei come esprimermi. Gli vedevo nelle mani un lungo dardo d’oro, che sulla punta di ferro mi sembrava avesse un po’ di fuoco. Pareva che me lo configgesse a più riprese nel cuore, così profondamente che mi giungeva fino alle viscere, e quando lo estraeva sembrava portarselo via, lasciandomi tutta infiammata di grande amore di Dio.

Il dolore della ferita era così vivo che mi faceva emettere quei gemiti di cui ho parlato, ma era così grande la dolcezza che mi infondeva questo enorme dolore, che non c’era da desiderarne la fine, né l’anima poteva appagarsi d’altro che di Dio. Non è un dolore fisico, ma spirituale, anche se il corpo non tralascia di parteciparvi un po’, anzi molto.

È un idillio così soave quello che si svolge tra l’anima e Dio, che supplico la divina bontà di farlo provare a chi pensasse che mento.

ESTASI DI SANTA TERESA. L’opera di Gian Lorenzo Bernini, realizzata nel 1646  in marmo e bronzo dorato  sembra essersi ispirata fedelmente alla descrizione che ne fa la santa. L’ “Estasi di santa Teresa” è un  capolavoro della scultura non solo del periodo barocco, sia per la resa d’insieme che sembra dar vita alla pagina teresiana, sia per la resa dei volti dell’angelo e della santa. E' il gioiello scultoreo della chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma (costruita dai Carmelitani Scalzi frail 1608 e il 1620), ideato e realizzato per il cardinale Cornaro di Venezia.